La questione salariale in Italia: la possibile introduzione di un salario minimo

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La questione salariale in Italia: la possibile introduzione di un salario minimo

Il lavoro, fattore essenziale della vita e della civiltà dell’uomo, prima di essere considerato dall’ordinamento giuridico passa per epoche in cui non era tutelato. La valorizzazione e la remunerazione del lavoro umano infatti assumono nel corso del tempo una rilevanza ben diversa rispetto al passato dove vi era una netta differenza tra chi aveva un lavoro di tipo manuale (schiavi) e chi aveva un lavoro di tipo intellettuale. Oggi più che mai lo studio dei livelli salariali rappresenta l’aspetto di maggiore rilevanza grazie ai principi espressamente attribuiti dal nostro ordinamento al lavoratore dipendente (art. 2094 c.c.), e al riconoscimento di un trattamento economico adeguato (art. 36 Costituzione). Gli studi effettuati dall’ufficio ricerca e sviluppo della Training Academy hanno consentito di affrontare la questione salariale in Italia alla luce della sempre maggiore diffusione delle povertà e delle diseguaglianze, evidenziate soprattutto a partire dal nuovo secolo. Con l’analisi svolta abbiamo cercato di definire le principali proposte inerenti alla possibile introduzione nel nostro paese di un salario minimo. Questo studio nasce soprattutto dalla pressante sollecitazione ad un intervento legislativo in materia connesso alle sempre più evidenti condizioni di diseguaglianze e impoverimento dei lavoratori, alla crisi dei contratti collettivi a ribasso per lo più sottoscritti da associazioni sindacali di comodo. Alla luce di questi elementi, per quanto rilevante sia la necessità di un riequilibrio delle diseguaglianze salariali sempre più vistose in un paese come l’Italia che presenta notevoli squilibri salariali, serve davvero un salario minimo o sarebbe auspicabile fare altre riforme atte a innovare il mercato del lavoro? La domanda è lecita perché nonostante la mancata attuazione dei commi 2-3-4 dell’art. 39 cost. ad oggi la maggior parte dei lavoratori dipendenti italiani è già coperta dai contratti collettivi nazionali di categoria. La speranza è quella di una politica atta a modernizzare ed utilizzare strumenti più adatti per rispondere alle esigenze sopracitate. Da una parte vi è la volontà delle parti sociali di voler assumere il compito di stabilire il salario minimo con efficacia generale, ma resta altresì necessario un intervento legislativo, sia pur leggero, per rafforzare la tenuta delle regole concordate.